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La Fortezza di Malinor è nato quale romanzo di intrattenimento, ovvero il classico libro da leggere quando non si ha nulla da fare: in treno, in spiaggia, al posto di guardare un film, al posto di rimanere ipnotizzati davanti alla schermata di MSN o Facebook, al posto di seguire lezione...
Tuttavia nella scrittura sono stati sviluppati alcuni temi e un genere molto particolare, che prende forma a partire dalla trattazione dei temi stessi e dallo stile.
In questa pagina tratterò molto brevemente quanto appena introdotto.

Sul tema dell'Uomo
Il romanzo si apre con un prologo di due paginette, in cui si sviluppa un parallelismo tra la fortezza in cui ha luogo l'azione e l'Uomo in quanto tale.
Malinor infatti è stata costruita per difendere il più grande tesoro di tutti i tempi, e a difesa di esso sono stati posti tre "custodi": il re, il bibliotecario e il saggio. Il primo è il protettore materiale del castello, colui che comanda l'esercito e salvaguarda le mura; il secondo è il guardiano del sapere custodito nel tesoro, che attraverso enigmi e labirinti protegge la scienza e la sapienza; il terzo è colui che conosce la storia e la funzione stessa di Malinor, il vero valore del tesoro ivi racchiuso, senza il quale nulla avrebbe senso.
Tutto ciò è un chiaro e dichiarato parallelismo con i tre aspetti costituenti l'Uomo: il corpo, la mente e lo spirito. Questi tre elementi indissolubili che costituiscono ognuno di noi si proteggono da sé (se ci feriamo il sangue rapprende e cura la ferita, se qualcuno ci offende impariamo a superare il torto con la nostra psiche, se operiamo male la riflessione e la preghiera ci redimono...), tuttavia quando è il Male stesso ad attaccarci, le protezioni usuali a salvaguardia di noi stessi non bastano.
E così nella narrazione, quando il Nemico allunga "la sua ombrosa mano" sulla fortezza di Malinor, i tre custodi falliscono e devono intervenire gli Eroi. Da qui nasce il libro, che nella pratica si può vedere come la storia della salvezza del Tesoro custodito in Malinor.

Sul tema del Tempo
Questo tema, a differenza del precedente, non è stato aggiunto da me con la scrittura, ma era presente anche nell'idea di partenza dell'avventura di gioco di ruolo, ed è stato dunque in primo luogo pensato da Simone e Stefano Redaelli, per poi essere elaborato nella stesura del testo.
Il Tesoro custodito nella fortezza, come detto poc'anzi, è protetto dai tre difensori: il re, il bibliotecario e il saggio; costoro, come si legge nel prologo, sono stati posti a salvaguardia dal principe degli antichi immortali: il patrono del Tempo. Non è un caso che si sia scelto proprio costui.
Se si è dei lettori attenti si può infatti osservare nello svolgersi della narrazione come le diverse stanze e zone della fortezza contengano nella propria descrizione elementi tra loro molto differenti, che sembrano provenire da appartenenze storiche eterongenee. Vi si possono infatti trovare una cattedrale gotica, un mausoleo dalle fattezze neoclassiche, stanze dal gusto barocco, un giardino di gusto settecentesco, et cetera.
Questo guazzabuglio è assolutamente voluto, poiché il Tesoro di Malinor, e dunque la fortezza stessa costruita a sua custodia, contengono ciò che di più prezioso esista: la testimonianza di ogni epoca storica, passata, presente e -paradossalmente- futura all'immaginaria epoca di svolgimento dell'azione. Coloro ai quali nulla sfugge potranno inoltre notare in un passo del libro come i servitori stessi del maniero cambino il proprio abbigliamento a seconda del personaggio alla cui presenza stanno.
Ma si è voluto aggiungere altro!
Dato che in Malinor sono custodite testimonianze dei tempi passati, presenti e futuri, era passo ovvio inserire citazioni, sentenze e richiami a opere esistenti in ciò che dicono i personaggi o in alcune descrizioni. Vi si possono dunque ritrovare pezzi interi di volumi della tradizione letteraria più famosa, affiancati da accenni a opere non solamente letterarie e a frasi storiche. Tutto ciò è ancora una volta fortemente voluto, poiché fortezza e tesoro contengono testimonianze di ogni tempo, tempo che non è solo da vedersi come una linea retta nella storia del mondo reale, ma come una sorta di fascio di rette parallele -e non solo- che rappresentano i tempi di qualsiasi ambientazione, reale o inventata. Proprio per questo la fortezza in sé è anambientata.
A questo punto, allargando la metafora e ricollegandoci al tema dell'Uomo, l'ulteriore ovvio passo logico da fare è il seguente: dove possono trovarsi insieme e contemporaneamente enti esistiti nei diversi tempi dell'esistenza reale e immaginaria? La risposta non può che essere una: nella mente dell'Uomo. E qui la grande metafora di tesoro e fortezza, che possono -ma non per forza devono!- essere viste come la nostra capacità superiore di elaborare pensieri a partire dalla conoscenza pervenuta attraverso i nostri sensi.

Sullo stile
Chi affronta la lettura di questo romanzo deve partire con l'idea che esso è stato scritto da un giovane del terzo millennio, drogato di televisione e telefilm, schiavo di internet, che ama recitare e interpretare. Di conseguenza -facendo eccezione per il prologo e il "capitolo 0"- la narrazione è molto piena di vita: i dialoghi sono scritti cercando un realismo sia in ciò che dicono i personaggi che nel modo in cui lo dicono. Interiezioni, sgrammaticature, reticenze e altre particolarità, che vengono comunemente usate nella parlata di ognuno di noi, sono frequenti. Durante la scrittura ci sono inoltre molte onomatopee e alcune singole parole in lingue straniere.
Per di più personaggi stereotipati, talvolta spinti al limite della macchietta, si prestano a ironia da parte del narratore e a scenette buffe.
Questo dinamismo presente nei dialoghi e nelle scene di azione si scontra -a volte frontalmente- con descrizioni particolareggiate e quasi "barocche", piene di aggettivi e avverbi legati tra loro, con nomi appesantiti da fronzoli per esprimere inequivocabilmente un ben determinato concetto.
Anche questo affiancamento è, ovviamente, voluto: infatti il tema precedentemente trattato della presenza di enti diversi provenienti da mondi tra loro "staccati" non può che riflettersi anche nello stile, in cui si miscelano parti scritte in modi differenti senza che ci sia necessariamente un intermezzo di raccordo "dolce".

Sul genere (parte 1)
Quando ho presentato il libro per la prima volta, sulla scaletta c'era un punto che mi sono divertito ad intitolare: "spiegazione del perché il romanzo, pur essendo un giallo-fantasy, in realtà non sia né giallo né fantasy!"
Mi potrei dilungare molto su questo argomento, tuttavia, per non appesantire il già gravosissimo contenuto di questa pagina, e avendo altre cose da dire, mi limiterò a svolgere schematicamente questo primo punto a proposito del genere.
Gli aspetti principali del giallo sono: centralità di un evento delittuoso, presenza di un investigatore con grandissime capacità osservative e deduttive, soluzione finale dell'enigma ruotante attorno all'identità del colpevole e al suo movente.
Ne La Fortezza di Malinor l'evento delittuoso (o meglio gli eventi delittuosi...) è sicuramente un aspetto di primaria importanza, quasi il cardine attorno a cui ruota gran parte della narrazione, ma non è il direttore fondamentale delle azioni dei protagonisti, poiché essi non sono tenuti a risolvere il "giallo", bensì hanno l'obiettivo primario di giungere al Tesoro!
In secondo luogo non v'è un investigatore propriamente detto: i due protagonisti, che ne ricoprono il ruolo, si dividono a metà le capacità tipiche del classico Holmes. L'uno vede tutto, riuscendo a notare indizi invisibili ai più, ma non si cura di relazionarli per arrivare a una conclusione. L'altro non vede quasi nulla, ma venendo a conoscenza di ciò che osserva il primo elabora teorie sulle possibili dinamiche degli eventi. Queste dinamiche non sono tuttavia elaborate "scientificamente", come qualsiasi bravo investigatore dovrebbe fare, bensì mutano al mutare dei sospetti puramente soggettivi che ha colui che le elabora.
In terzo luogo un lettore molto attento potrebbe da subito comprendere quasi tutte le trame, e arrivare a colpevole e movente; tuttavia il bello del libro è seguire l'azione dei protagonisti-eroi, e di come essi riescano a risalire la china.
Gli aspetti principali del fantasy "classico" sono: ambientazione particolareggiata del mondo fantastico in cui si svolge la scena, presenza di eroi, visione manicheista della realtà, tema della cerca.
Qui, come già detto, la fortezza è appositamente anambientata e gli eroi non sono tali ma risultano essere antieroi. Inoltre, benché nel prologo sia dichiarato che il Male sta attaccando Malinor, non vi è una visione manicheista. Infatti tutti i personaggi che danno vita alla narrazione, e dunque i protagonisti e gli abitanti della fortezza, non sono allineati in una delle due schiere: Bene o Male. Essi sono invece molto più "normali", ovvero hanno tutti pregi, difetti, vizi, virtù, debolezze e soprattutto non agiscono per bontà o malvagità, ma semplicemente per raggiungere i propri scopi, che non necessariamente devono portare a un bene o a un male.
Il tema della cerca si può dire essere presente, anche se assolutamente distorto. I protagonisti non devono affrontare infatti un viaggio leggendario per trovare gli oggetti che stanno cercando, ma mettono in piedi una sorta di "caccia al tesoro", tra l'altro non del tutto legale, in un singolo luogo.
Altro ci sarebbe da dire su giallo e fantasy, ma ciò che è stato affrontato mi sembra sufficiente per annoiare i più.

Sul genere (parte 2)
Affaticato dopo decenni di corsa, Tolkien decise di farsi portare un po' in braccio da Carroll prima di ricominciare il proprio viaggio. Questo accadde mentre si trovavano nella terra di Arneson Gygax. Correva l'epoca d'oro di Tim Burton. In quell'istante apparve all'orizzonte la Fortezza di Malinor. Qui vi si trovava il blur-fantasy.

si prenda un foglio e si crei!

il magnifico Bianco sia inondato di macchie
affinché possa morire immolato all'ignoto!
se la Perfezione si sacrifica per dar vita all'imperfetto
si è dinanzi al più grande degli atti d'Amore!

e questo è Blur!

non giallo non fantasy
non horror non western
non questo non quello
non tutto non niente
qualsiasi se vuole può esserlo:
non si pongano limiti a ciò che è pura libertà!

e anche questo è Blur!

tutto esiste nella mente dell'Uomo
dentro c'è un mondo di giganti sotto l'alluce di un nano!
ciò che è stato lo si reinventi
e ciò che non è stato lo si faccia da zero!
qui si è artisti-inventori
poliedrici geni
l'eclettismo e l'ingegno sono il pane quotidiano
la linfa vitale del caotico indefinito pappone della creazione!

e anche questo è Blur!

si copi se si vuole, si trascriva e si ricalchi;
l'Arte è al servizio di ognuno e proprietà di nessuno!
si citi, si ricicli
si prenda spunto
si utilizzi il già fatto
lo si nasconda per farlo vedere
e lo si metta in mostra per non farlo capire:
questo è il portale tra realtà e fantasia!

e anche questo è Blur!

si entri in gormenghast
verso gli infiniti confini dell'indefinito!
si segua alice ovunque ella vada
ma non si sappia mai dove ci si trova!
si arrivi all'isola che non c'è
senza girare alla seconda stella a destra!
si stia anche coi piedi fissi sulla terra
l'ignoto cielo infatti comunque ci sovrasta!
poiché ovunque e dappertutto può essere
il luogo dove le ostriche si mettono le scarpe!

e anche questo è Blur!

un mago fantastico davanti a un computer
una fatina che bacia un mostriciattolo sotto a un fungo mentre piove
giulio cesare che incontra gulliver su una piramide maya
un arcano universo sotto al cuscino del proprio letto:
quando tutto ciò uscirà dallo scritto
per trasformarsi in muscia
e quando la musica entrerà nella statua
e diverrà dipinto
e dopo che questo sarà film, e gioco, e fotografia
quando l'architettura e il teatro e tutte le branche dell'arte
verranno macchiate da un'unica opera...

...allora non si potrà dire che questo non è Blur!

Roberto Canesi
22/03/2009

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